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| Le trasformazioni di Al Qaeda |
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| Scritto da Marco Giaconi | |
| lunedì 29 settembre 2008 | |
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Il dibattito sulla nuova natura di Al Qaeda si è originato dalle dichiarazioni del 30 Maggio2 di Michael Hayden, il direttore della CIA che vede il movimento terroristico “sconfitto in Irak e in Arabia Saudita e sulla difensiva nel resto del mondo”. Dichiarazioni del Direttore della CIA confermate poco prima anche dal Segretario del Department ofHomeland Security Michael Chertoff, che definiva Hezb’allah come “A-Team” del terrorismo sul piano dell’armamento e dell’organizzazione, mentre Al Qaeda risultava ormai un “minor league team”3.
Le aree di telecomunicazioni riservate di Hezbollah in Libano, recentemente disattivate dal Governo libanese da www.worlddefensereview.com Il problema, lo vedremo in seguito, non riguarda la qualità dell’armamento di Al Qaeda o la sua organizzazione interna (strutturalmente diversa da quella di Hezb’allah, che è una struttura politico-militare che fa nominare perfino 14 rappresentanti nel parlamento libanese eletto nel 2005) ma la sua strategia globale e gli obiettivi finali della sua azione. Le operazioni israeliane e di Hezbollah durante la “Seconda Guerra del Libano” del 2006, da www.voanews.com Un elemento su cui si basa la teoria della “crisi strutturale di Al Qaida”, che sembra giustificare chi, nel Dipartimento di Stato USA e nella intelligence community statunitense vuole diminuire la pressione sull’Irak per finalizzare gli sforzi contro l’Iran nuclearizzato di Ahmadinedjad, è quello della rottura ideologica e religiosa tra Osama Bin Laden e i primi teorici del jihad globale. La polemica anti-qaedista di Sayyd Imam al Sharif, noto come “Dr.Fadl”
“Dr. Fadl” ieri e oggi, da www.abuaardvark.typepad.com oggi ristretto nelle carceri egiziane, sembra mostrare a molti che l’appeal ideologico salafita-jihadista è svanito e che quindi Al Qaeda è priva di quella audience4. globale nell’Islam che ne aveva permesso l’attività, l’espansione, i primi successi e le numerose coperture Ma, e lo vedremo, una polemica severa contro il terrorismo globale e il 9/11 l’aveva svolta già Abu Musa’b al Suri, ovvero Mustafa Setmariam Nasar,
Setmariam Nasar, da www.edition.cnn.com ![]() Abu Musa’b al Suri, ovvero Mustafa Setmariam Nasar, da www.jamestown.org l’ispiratore degli attentati di Madrid5. Ma in cosa rompe precisamente il “Dr. Fadl”, Sayyed Imam Al Sharif, con il salafismo di Al Qaeda6? Il chirurgo egiziano sostiene che se l’Islam è obbligatorio, lo è anche la legge coranica, che prescrive il jihad; che il jihad è in rapporto alle capacità del singolo, che anche la pietà è un obbligo giuridico islamico, soprattutto nelle questioni di sangue, e che gli editti coranici devono essere fondati sull’evidenza giuridica e sulla tradizione interpretativa. Deriva da queste affermazioni che le fatwa qaediste non sono valide, perché non emesse da autorità legittime o non evidenti sulla base della shari’a. E il “Dr. Fadl”, maestro di chirurgia e di jihad, in Afghanistan, per lo stesso Ayman Al Zawahiri, afferma inoltre che per condurre il jihad occorre essere anche finanziariamente liberi
Foto di un gruppo del Takfir Wal-Hijira da un rapporto del Servizio spagnolo CNI, riportato in www.3diasdemarzo.blogspot.com (quindi niente sottoproletariato arabo reclutato per le azioni di Al Qaeda) che il jihad contro i capi delle nazioni islamiche, siano essi più o meno religiosi è proibito, che non si devono ferire o uccidere stranieri in terra islamica, che il jihad non è mai un atto individuale, e che infine non si devono usare mezzi illegali per finanziare il jihad. In altri termini, per il “Dr. Fadl” il jihad è valido se non si indirizza contro i capi delle nazioni musulmane (e la fatwa iniziale di Osama bin Laden dell’agosto 1996 è fortemente indirizzata contro la casa reale saudita7) e se non colpisce direttamente la popolazione civile, sia musulmana che occidentale. Osama Bin Laden, al contrario, ha sempre ritenuto gli elettori occidentali colpevoli delle scelte dei loro leaders8. Un ulteriore elemento, non certo trascurabile, è il tema del takfir. Il takfir è la pratica di dichiarare una comunità o un individuo, precedentemente ritenuti musulmani, come in effetti non credenti, kuffar. Chi non pratica l’Islam, pur essendo apparentemente nel campo dei credenti, è passibile di takfir, e questa è una pratica iniziata, nei tempi moderni, dal gruppo salafita egiziano al-Takfir wal-Hijra, (Scomunica ed Esilio) legato ai Fratelli Musulmani e che si è sviluppato dal 1994 in Libano, Siria e in Maghreb. E’ un segno interessante9. Ibn Taymiyya, il commentatore coranico di riferimento per Osama Bin Laden, parla di takfir per i tartari che, pure avendo abbracciato apparentemente l’Islam, mantengono le loro tradizioni precoraniche.
Il cenotafio di Ibn Taymiyya a Damasco, da www.saphirnews.com Per gli sciiti iraniani, il takfir riguarda ogni religione rivelata, anche se appartenente al monoteismo, in quanto l’Islam è l’unico a poter costituire uno stato legittimo e a riuscire a formare una nazione e un governo ugualmente legittimi10.Quindi, il takfir si applica oggi, per i salatiti sunniti, ad ogni comunità islamica che non voglia costituire uno stato secondo le sole e uniche leggi coraniche. Per il “Dr. Fadl”, nel suo lavoro succitato, dichiarare un musulmano “takfir”, scomunicato, è un editto che deve essere compiuto da un sapiente islamico particolarmente esperto, e “non può essere un musulmano a dichiarare takfir un altro musulmano”11. In altri termini, il jihad non può essere dichiarato da Osama Bin Laden e dal suo gruppo, ma deve essere sancito da autorità coraniche credibili e deve essere diretto non contro gli stranieri incolpevoli (nemmeno se elettori di un governo “nemico”) ma avverso a poteri islamici effettivamente “takfir” e contro strutture militari e combattenti occidentali sul territorio dell’islam. Il panorama strategico che circonda queste affermazioni è chiaro: per l’élite jihadista che ha favorito la nascita e lo sviluppo di Al Qaeda, la “rete” di Bin Laden e Zawahiri è colpevole di aver tentato di destrutturate i governi islamici come se fossero degli infedeli occidentali, di aver “chiamato” gli USA e la NATO in aree islamiche, aggravando la situazione del jihad” e “aumentando i nemici”, termine esplicitamente vietato dalla tradizione militare islamica12 e di avere infine annichilito quel rapporto tra “jihad della parola” e “jihad della spada” che è tipico dei paesi islamici e che permette la definizione di un “jihad permanente” dall’Oriente verso l’Occidente “ebreo e crociato” che solo può creare, secondo gli attuali riformatori del jihad, quella massa critica tale da permettere la conquista dell’Europa e degli USA e la loro sottoposizione all’Islam. Quindi, non si tratta qui di un pentimento democratico del “Dr. Fadl” e degli altri, ma di una nuova riformulazione post-terroristica del jihad, dopo la chiusura dello spazio iracheno e la stabilizzazione del jihad in Afghanistan, in cui l’ISAF e la NATO fanno da cuscinetto tra il Pakistan sunnita e l’Iran sciita, patria degli originari “scomunicati” seguaci di Alì, che Ibn Taymiyya riteneva “l’anima dei takfiri”13. Un’altra lettura della crisi geopolitica del progetto qaedista (che è nato nelle more della Prima Guerra del Golfo e di un Medio Oriente affatto diverso dall’attuale) l’ha proposta Marc Sageman, con la sua teoria del “jihad senza capi”14. Per Sageman, le prime due ondate di terroristi islamici hanno subito le reazioni efficaci degli USA dopo l’11 Settembre, e sono ormai esigue. Ma la vera nuova ondata di giovani terroristi è, e sarà, quella nata in Europa e in USA da genitori musulmani e che si “autoradicalizza” all’interno delle condizioni di marginalizzazione tipiche delle società multiculturali del post-moderno. Il leaderless jihad è quindi formato, secondo Sageman, da piccole cellule collegate tra loro tramite Internet e senza alcun legame con il vertice di Al Qaeda. Se andiamo a vedere le storie degli organizzatori degli attentati di Londra, possiamo vedere, da un lato, la presenza di “reclutatori” già noti della moschea di Finsbury Park a Londra, ma anche osservare i viaggi “di istruzione” di alcuni dei giovani islamici britannici in Sudan prima e poi in Pakistan (e probabilmente anche in Afghanistan) per qualche mese, tra il 2004 e il 200515. Quindi, si potrebbe ipotizzare che qui si tratta di una radicalizzazione di islamici di recente immigrazione che possono venir usati, certamente, sulla base di un loro disagio giovanile molto “occidentale” secondo il criterio del “candidato manciuriano” da reti parallele e in comunicazione efficace con il “centro” jihadista in Afghanistan o in Pakistan16. L’idea di leaderless jihad è probabilmente tratta dal modello di “resistenza senza leader” che si fece strada tra i teorici della estrema destra suprematista e razzista statunitense dopo le azioni di Waco nel 1993 e quelle di Timothy McVeigh nel 1995 a Oklahoma City17. La cellula autonoma è giustificata, secondo i teorici dell’estrema destra razzista (e antisemita) americana dalla forte e diffusa presenza dei servizi di sicurezza USA che riescono a distruggere le reti, anche compartimentale e piramidali, delle tradizionali cospirazioni di origine ottocentesca. Non a caso l’azione di Timothy Mcveigh era diretta contro l’immobile ”Alfred Murrah” di Oklahoma City, sede locale del FBI18. L’Alfred Murrah Center di Oklahoma City dopo l’attentato, da www.oklahomacitybombing.com Ma, per l’islamismo, radicale o meno, il rapporto tra l’’Amir (il “comandante dei credenti”) e il militante può non essere sempre e direttamente fisico, ma deve esserci un bayat, un giuramento di fedeltà personale, che lega il mujaheddin al suo capo. Il bayat (letteralmente “prendere per mano”) è esplicitamente richiesto dal Corano19 e implica una teologia antiqaedista che inficia la correttezza del giuramento e la irrilevanza giuridica e religiosa dell’Emir a cui viene concesso.
Cerimonia del bayat da www.wasalaam.wordpress.com Quindi, è ipotizzabile, sia sul piano dell’intelligence che su quello dell’analisi teologico-politica, una catena invisibile e continua tra chi accetta il giuramento del militante del jihad, che possa poi giustificare la validità soggettiva del bayat. Il caso di Noman Benotman è particolarmente indicativo a questo riguardo.
Noman Benotman, da www.jamestown.org Figlio, come per altri versi Osama Bin Laden, di una ricca famiglia libica, tratta con Osama l’appoggio del suo Gruppo Libico Islamico al jihad globale di Al Qaeda nel 1998. La sua polemica con il jihad “della spada” di Bin Laden in fase di costituzione è radicale, e somiglia molto a quella che, anni dopo, svilupperà lo stesso “Dr. Fadl”: la rivolta è priva di “sostegno popolare”, allontana le masse colpendo obiettivi civili e popolazione islamica e, soprattutto, chiamando in causa gli USA, non permette più il rovesciamento dei regimi islamici arabi ingiusti e repressivi20. In termini strategici, Benotman afferma che l’attacco alle Twin Towers farà arrivare in Medio Oriente gli USA, che sorreggeranno i regimi a loro più favorevoli e elimineranno quelli più vicini al jihad, destrutturando la “comunità dei credenti” (la Ummah) e allontanando dal “jihad permanente” e della spada i paesi occidentali, che subiranno attentati gravissimi ma non tali da evitare le azioni militari USA e NATO nei paesi islamici. Una critica che è molto vicina a quella di Al Suri e dei cerchio interno dei seguaci del Mullah Omar, in capo dei Taliban afgani, che ritengono l’”attacco all’America” una mossa pericolosa che mette in pericolo le azioni di Al Qaeda nel Corno d’Africa e nell’Asia Centrale, ponendo sotto pressione USA tutta la linea di comando del jihad globale21. Il Mullah Omar, foto segnaletica dal sito www.rewardsforjustice.net Per i teorici e i militanti del jihad che, da tutto il Medio Oriente, arrivano nell’Afghanistan da liberare dall’Armata Rossa e partecipano alla costituzione de “la base” (Al Qaeda, appunto) la lotta deve continuare con un complesso di strutture correlate che sviluppano il jihad in Asia Centrale e in Europa, oltre che nei Paesi islamici governati da capi coranicamente illegittimi, ma devono essere compartimentate, con diverse finalità a seconda del territorio dove operano, e con diverse alleanza globali. Benotman ha fatto di più. Nel Gennaio 2007 si è recato, da Londra dove vive, in Libia per convincere i militanti del “Gruppo Libico Islamico” (Al Jama’a al Islamiyah al Moqatilah) a trattare una tregua con il governo di Gheddafi22. Il modello algerino del GIA, isolato ormai dalla popolazione per la sua efferatezza nei confronti di stranieri e “takfiri” islamici locali, che Benotman richiamava a Osama Bin Laden nel suo incontro con il capo di Al Qaeda nel 1998, è stato, in Libia, evitato. E questo è un fatto positivo non solo per le forze democratiche locali e l’Occidente, ma anche per gli stessi jihadisti. In effetti, non si comprende il meccanismo del jihad globale, collegato ad Al Qaeda o autonomo che sia, se ci si concentra sul solo terrorismo, che è una tattica del jihad, non è il fine delle sue operazioni. La sura Al Hashr (l’Esodo) n. 59 è quasi un manuale di strategia per il jihad contemporaneo: “..loro credevano che le loro fortezze li avrebbero difesi contro Allah. Ma Allah li raggiunse da dove loro non se Lo aspettavano e gettò il terrore nei loro cuori. Demolirono le loro case con le loro mani e con il concorso delle mani dei credenti. Traetene dunque una lezione, o voi che avete occhi per vedere”. (versetto 2)23. E ancora: “… getterò il terrore nel cuore dei miscredenti, colpiteli tra capo e collo, colpiteli su tutte le falangi!” (Sura Al Anfal, n. 8 “il bottino”, v. 12. Ovvero: il terrore è un mezzo del jihad, non il suo fine. L’obiettivo del jihad è l’islamizzazione del mondo, e insieme il raggiungimento del vero Islam. Il significato esoterico (la “guerra contro sè stessi e le proprie inclinazioni cattive”) e quello geopolitica coincidono. In termini analitici, però, potremmo dire che, sulla base della polemica nata dalla diffusione del testo del “dr. Fadl” e dal grande dibattito che ha generato nel mondo islamico radicale, testimoniato anche dalla lunga serie di domande e risposte via internet a Ayman Al Zawahiri il 16 Dicembre 200724, il jihad come lo abbiamo finora osservato e sofferto è attualmente in crisi:
Il testo di As-Sahab, il centro dei “media” di Al Qaeda, con le analisi di Al Zawahiri, da www.terrorism-informatics.com Immagine di Al Zawahiri durante l’intervista al As-Sahab del 16 Dicembre 2007 da www.intelcenter.com Al Qaeda è stata allontanata prima dalla provincia di Anbar e poi da gran parte dell’Iraq, ha rapporti stretti ma non di comando diretto con i Taliban afgani25, l’Iran chiude la frontiera afgana ad ovest e il Pakistan ha interesse a conquistare Kabul ma non a istigare il jihad globale ( se non in Kashmir e nelle altre aree centro asiatiche, casomai), la polemica tra Al Qaeda e i Fratelli Musulmani, e quindi con HAMAS e il Jihad Islamico palestinese, è tale da escludere la presenza sostanziale di Al Qaeda nell’area palestinese, e certamente vedrà un eventuale e probabile atto terroristico grave contro Israele ma privo di legami operativi con Al Qaeda; infine la territorializzazione nelle Aree Autonome del Pakistan non permette la piena gestione del jihad globale come era stato previsto dalle fatwa di Bin Laden del 1996 e del 1998.
Le “Aree Autonome del Pakistan da www.heritage.org Ma alcuni paesi islamici potrebbero gestire le vecchie reti jihadiste (Ansar Al Islam del Mullah Krekar,
Il Mullah Krekar, da www.minmening.net
L’area controllata da Ansar al Islam in Iraq, da www.regimeofterror.com attivo ancora in Europa, per esempio, o i terroristi “di terza generazione” studiati da Sageman) per “alzare il prezzo” della loro collaborazione con l’Occidente e stabilizzare i loro regimi con la retorica jihadista “di stato”. Oppure utilizzare le vecchie reti del jihad globale per esercitare azioni terroristiche in proprio o alleandosi tra paesi confinanti o presenti nella stessa area geopolitica. E, ancora, gestire una “guerra di lunga durata” in Occidente manipolando i fenomeni di massa ed estremizzando gran parte degli emarginati. Il caso delle rivolte nella banlieue parigina nel 2005. Insomma, si prevede un jihad “virale”, con fenomeni di massa rilevanti, con eventuali operazioni terroristiche in grande stile, e una trasposizione della guerra Islam-Occidente che potrebbe passare dallo scontro ai margini delle due aree verso il centro dell’Ovest, diminuendo il potenziale delle singole azioni ma massificando sia la ideologizzazzione degli immigrati e dei ceti marginali che le attività di disruption economica, infrastrutturale, comunicativa. Marco Giaconi
1 Ben Venzke, Al Qaeda Messaging/Attacks Timeline, v/6.927 May 2008, Alexandria, Intelcenter/Tempest Publishing, 2008 2 Joby Warrick, U.S. cites big gainsagainst Al qaeda, group is facing setbacks globally, CIA Chief says, Friday 30 May 2008, Washington Post. Pag 1. 3 FOX NEWS, da Gerusalemme, Thursday 29 may 2008, Chertoff: Hezbollah makes Al Qaeda look “minor league”, s.a. 4 Lawrence Wright, The rebellion Within, An Al Qaeda mastermind questions terrorism, in “The New Yorker” June 2, 2008 5 Sulla specifica ideologia jihadista di Al-Suri, v. Jim Lacey (ed.) A Terrorist’s call to global jihad; deciphering Abu Musa’b Al Suri Islamic Jihad manifesto, Naval Institute Press, 2008 6 Sayyed Imam Al Sharif, Dr. Fadl, Rationalizing the jihadi action in Egypt and the world, in www.islamtoday.net area search 7 Osama Bin Laden, declaration of war against the Americans occupying the land of the Two Holy Places, in “Al Quds Al Arabi”, 4 Agosto 1996 8 D. Priest e W. Pincus, Bin laden warns U.S. voters, “Washington Post”, Saturday 30 october 2004. 9 Hayder Mili, Jihad without rules: The evolution of al takfir wa al-Hijira, Terrorism Monitor, The Jamestown Foundation, vol. 4, issue 13 June 29, 2006 10 Sherko Kirmanj, The relations between traditional and contemporary islamist political thought, Middle East Review of International Affairs, Volume 12, no. 1, March 2008 11 V. il saggio su www.islamtoday.net citato supra. 12 Youssef Aboul-Enein, Sherifa D. Zuhur, Islamic Rulings on Warfare, Strategic Studies Institute of the U.S. Army War College, Carlisle barracks, November 2004 13 Taqi al Din Ibn taymiyya Siyyasan Shari’bo salihbooni Sarkirda w jundi, Silemani 2003 14 Marc Sageman, Leaderless Jihad: Terror networks in the twenty-first ccentury, University of Pennsylvania Press, 2008 15 Josh Lefkovitz, The July 21 2005 London Transport bombings: an in-depth look at the planning, execution, and failure of the attack, NEFA Foundation, London July 2008 16 Il “candidato manciuriano” è un film del 1962, tratto da un romanzo di William Condon, con un “remake” del 2004, in cui un reduce della guerra di Corea subisce un “lavaggio del cervello” da parte di una cellula comunista in USA, che compie le operazioni a lui ordinate come in un sogno, senza ricordarsele dopo averle terminate. Solo la madre, che è interna alla rete del Partito, conosce le sue reali attività. 17 Jean-Marc Flückiger, De l’extrême-droite à Al qaïda: histoire du concepì de résistance sans leader, www.terrorisme.net, area search, 2006 18 Simon Garfinkel. Leaderless Resistance today, in www.firstmonday.org area search 19 Sura 48, la Vittoria (al-Fatt-h ) “in verità coloro che prestano giuramento (di fedeltà) è ad Allah che lo prestano: la mano di Allah è sopra le loro mani. Chi mancherà al giuramento lo farà solo a suo danno; a chi invece si atterrà al patto con Allah Egli concederà una ricompensa immensa (verso 10) da www.corano.it 20 Peter Bergen and Paul Cruikshank, The Unraveling, in “The New Republic” Wednesday, June 11, 2008 21 AA.VV. Cracks in the Foundation, leadership schisms in Al qaida 1989-2006, Harmony Project, Combating Terrorism Center at West point, September 2007 22 Jamestown Foundation, s.a., Libyan Islamic fighting group to renounce violence from prison, Terrorism Focus, Vol. V, Issue 26, July 16 2008 23 Dal testo del Corano in www.corano.it 24 Jarret Brachman, Brian Fishman, Joseph felter, The Power of Truth? Questions for Ayman Al Zawahiri, Combating Terrorism center at West point, 21 April 2008 25 Intervista a Masoud Dadallah, nuovo comandante dei taliban, su Al Jazeera, 17 Giugno 2007 |
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| Ultimo aggiornamento ( sabato 20 dicembre 2008 ) |