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Alleo.it intervista Marco Giaconi su Gaza
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Scritto da Administrator   
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Strategia Globale nell’area centro-asiatica dopo gli attacchi a Mumbai PDF Stampa E-mail
Scritto da Marco Giaconi   
sabato 20 dicembre 2008

ImageSi possono immaginare alcuni scenari geopolitici e strategici dopo gli attentati a Mumbai e la distruzione del centro ebraico Chabad...

Si possono immaginare alcuni scenari geopolitici e strategici dopo gli attentati a Mumbai e la distruzione del centro ebraico Chabad:

  1. l’indebolimento della espansione strategica degli interessi israeliani nell’area orientale, al quale seguirebbe il probabile secondo attacco alle sedi ebraiche e israeliane in Turchia, per disattivare il linkage strategico tra Tel Aviv a Ankara, come peraltro era già accaduto nelle due azioni terroristiche di Al Qaeda ad Istanbul il 15 Novembre 2003 e il 20 Novembre successivo, operando successivamente su obiettivi sia finanziari (la banca HBSG) che politici (il Consolato britannico locale)1. Si ricordi che Israele è il secondo fornitore di armi all’India e che numerose dichiarazioni delle autorità di Tel Aviv hanno richiesto il coinvolgimento dell’India nel processo di pace in Medio Oriente2. Dopo l’India, la Turchia è il migliore alleato lontano di Tel Aviv. Colpita l’area indiana e turca degli interessi israeliani, il jihad potrebbe passare alle aree del Corno d’Africa e della zona subsahariana orientale del continente nero, in modo da securizzare, per passaggi di materiali e mujahiddin, l’area meridionale del Mar Rosso e controllare, da quella zona, l’entrata del Golfo Persico, in probabile accordo “coperto” con l’Iran e la Siria.

  2. Se Israele viene minacciato nella sua necessaria proiezione di potenza verso quadranti tradizionalmente lontani dalla strategia globale di Tel Aviv, si arriva ad un isolamento dello Stato Ebraico nell’ambito del suo estero vicino, e gli stati arabi confinanti con Israele saranno sicuri di non poter subire condizionamenti significativi dalle loro retrovie e dai nuovi players regionali in Asia Centrale e nella zona dell’Oceano Indiano.

  3. Una soluzione, per Tel Aviv, potrebbe essere il rafforzamento dei legami strategici, già significativi, con la Cina3. Ma ad Israele occorre anche una relazione stabile con la Cina di Taiwan, essenziale nodo strategico per il controllo del sud est asiatico e per la gestione dell’instabilità jihadista o di alleati del jihad globale nello Sri Lanka (il Tamil Nadu ha forti legami con il lashkar-e-Taiba)4 e nel sistema regionale composto dagli arcipelaghi intermedi. Chiuso lo spazio della strategia globale di Israele, il potenziale distruttivo del jihad arabo interno e/o immediatamente esterno ai confini dello Stato Ebraico raggiungerebbe il suo massimo potenziale.

  4. Al Qaeda ha usato un gruppo tradizionale di riferimento della galassia jihadista, il Lashkar-e-taiba, che ha già operato e probabilmente ancora opera in Kossovo, in Iraq, in Afghanistan e naturalmente nella guerriglia antindiana nel Kashmir e nel Jammu-e-Kashmir5, perché la strategia globale di Osama Bin Laden è totalmente pragmatica e priva di orpelli ideologici, fatta eccezione per la propaganda infraislamica. Al Qaeda opera con gruppi di guerriglia ad alto livello professionale, come quello che ha terrorizzato Mumbai, quando sa di avere a disposizione uno spazio aperto e poco controllato da forze e nazioni che hanno tematizzato già il pericolo jihadista. Se invece Al Qaeda e le sue subsidiaries svolgono le loro azioni in territori di guerra o hanno a disposizione pochi “martiri” e scarso materiale bellico, allora utilizzano il terrorismo suicida o le autobomba.

  5. Se si arriva, come è probabile, ad una tensione militare esplicita ma convenzionale tra India e Pakistan, gli effetti potrebbero essere duplici: un coinvolgimento diretto degli USA nella regione, che dovrebbe mediare tra due alleati, entrambi nucleari, e che porterebbe ad una inevitabile disattivazione degli sforzi ISAF e USA in Afghanistan6. E inoltre, secondo effetto, ad una radicalizzazione jihadista dell’intermezzo strategico tra India e Asia Centrale. Il che isolerebbe le forze occidentali in Afghanistan aprendo altri fronti regionali oltre quelli già attivi.

  6. Inoltre, la destabilizzazione interna delle aree islamiche in India porterebbe alla creazione di un “corridoio jihadista” tra il Bengala e l’area indiana a Nord di Surat, sulla linea del Tropico del Cancro, che rifornirebbe di armi, militanti, mezzi e logistica i nuclei del jihad già attivi nella penisola arabica e nel Medio Oriente-Golfo Persico. Come si vede nella cartina alla pagina seguente, e fra l’altro Osama Bin Laden e i suoi non sono mai stati estranei alla valutazione della storia islamica dei luoghi in cui decidono di operare con il jihad, Bombay, oggi Mumbai, è il punto massimo di estensione dell’impero coranico dei Moghul, una dinastia che peraltro, con Babur, è di origine afgana. Non è del tutto escluso che Osama Bin Laden e il gruppo dirigente di Al Qaeda interpreti l’area indiana dell’impero Moghul come centro del califfato d’Oriente7, che annullerebbe tutte le differenza statuali tra Afghanistan, aree islamiche del Nord-Ovest continentale, Bangla Desh, che fu un capolavoro delle operazioni del KGB russo contro il sistema di alleanza Pakistan-Cina, e pianura centrale indiana8. Si ricordi che Delhi era la capitale del sultanato di Ibrahim, che Babur (che si riteneva un turco) conquista nell’Aprile 1526, con la battaglia di Pranipat.

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Da www.comcast.net

Se un territorio è stato conquistato in guerra dall’Islam, esso rimane islamico comunque, e i governi successivi non islamici sono da ritenersi usurpatori. E’ il ragionamento, già spesso verificato dagli analisti occidentali, di Osama Bin Laden9.

  1. D’altra parte, in tutto il Corano, che per gli esegeti di Al Qaeda è il fondamento della strategia bellica, Allah viene nominato come “Signore dell’Oriente e dell’Occidente” e, siccome nulla nel Libro è casuale, questo indica agli strateghi di Osama Bin Laden la retta sequenza delle operazioni.

  2. L’ipotesi geopolitica principale potrebbe dunque essere questa: raccolta dei mujahiddin dall’area del Kashmir e dal Pakistan, con l’aggiunta dei militanti islamici radicalizzati in India, per chiudere l’Afghanistan da sud e da sud-ovest, con conseguente caduta di Karzai o costrizione alla trattativa giugulatoria per il Presidente afgano. Chiusa la partita con l’Afghanistan, che vedrebbe le forze ISAF e USA chiuse in una sacca e alla mercè della lotta dei taliban, allora l’afflusso di mujahiddin da Est potrebbe raggiungere facilmente il sistema strategico tra Medio Oriente mediterraneo e coste arabe nordorientali del Mar Rosso e del Corno d’Africa, per “fare la differenza nello scontro finale con Israele, con un attacco da Est e da sud Est.

  3. In questo caso, l’aumento massiccio del numero dei militanti potrebbe permettere ad Al Qaeda e alla rete delle sue subsidiaries il passaggio dalla guerra terroristica dei militanti suicidi alla tattica tipo Mumbai, con operazioni pianificate, a vasto raggio, compiute da elementi addestrati e capaci di durare molto di più di una sequenza di attacchi suicidi.

  4. Questa operazioni di innesco permetterebbe, a Nord e a sud, l’attacco di massa, sia di tipo terroristico che con tecniche di commando, ad Israele, secondo il linkage tra Hezbollah, HAMAS, Jihad Islamica e le altre forze palestinesi minori che abbianmo già visto all’opera durante la guerra tra Israele e Hezbollah in Libano del luglio-agosto del 2006.

 

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Schema della battaglia di Badr, 624 d.C., la prima battaglia dell’Islam contro i meccani. Da www.ezsoftech.com

I modelli dello “scontro finale” tra Islam jihadista e “Ebrei e Crociati”, per usare la formula rituale delle fatawa e delle dichiarazioni di Osama Bin Laden, potranno solo ricalcare, con le varianti della tecnologia, le Battaglie costitutive dell’Islam. O la Battaglia di Badr, secondo lo schema riprodotto in questa pagina, in cui la massa in movimento islamica sbaraglia di fronte gli “infedeli”, oppure le altre successive. Il mondo concettuale islamico, sia nell’ambito sciita che sunnita, è caratterizzato da quello che Nietzsche chiamava “l’”eterno ritorno dell’uguale”, e non si danno accadimenti che non siano prefigurati nel Corano e degli hadith del Messaggero, o che non possano essere compresi fuori dal Libro.

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Battaglia di Uhud, nel 625 d.C. da www.wikipedia.org

Qui il meccanismo è differente: due armate islamiche che si separano e poi si riuniscono, prendendo alle spalle i meccani di Abu Sufyan. Un modello che, se applicato ai due scenari contro Israele e i suoi alleati stabili che abbiamo visto supra, potrebbe prefigurare l’attacco finale allo Stato Ebraico da Est, con le armate di mujahiddin indiani, pakistani afgani e del Kashmir da una parte e il jihad terroristico e suicida da Sud e da Ovest.

Le soluzioni di global strategy che si possono prefigurare in questo contesto sono quindi, sia che si arrivi alla battaglia di avvolgimento tipo Uhud o alla scontro diretto come nel modello “Badr”, le seguenti:

  1. coinvolgimento o sincronizzazione delle operazioni NATO in Asia Centrale con le iniziative antiterrorismo (e antidroga) della Shangai Cooperation Organization10, in vista della predisposizione di un Comando NATO Central East che operi in continuità dal Southern Flank mediterraneo dell’ Alleanza e che si ponga in rapporto strategico con le potenze che fanno oggi e in futuro parte della SCO.

  2. Uscire con onore dalla “Afghan trap”11. La presenza senza soluzione di conti9nuità nell’area afgana da parte delle forze ISAF NATO e USA permette il massimo di blocco della mobilità strategica occidentale nell’area, inibisce altre azioni, rende prevedibile, lenta e soprattutto controllabile da ogni fronte, per il jihad, la strategia occidentale nell’area. Al Qaeda non è una organizzazione che vuole costituire uno staterello nel Waziristan o nelle FATA pakistane: è una rete globale che si trova lì per meglio gestire e corpire le sue operazioni. E Al Qaeda non è nemmeno una organizzazione fantoccio di qualche stato dell’”asse del male”: anzi, essa è tollerata in quanto blocca e distrugge le operazioni USA e NATO nell’area, ma appena intende passare da “sprinter group” a agente politico in proprio trova sulla sua strada fortissime resistenze islamiche e anche jihadiste12.

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Grafico delle interrelazioni tra Al qaeda e il sistema dei Taliban, che può essere applicato anche alle relazioni tra AQ e altri “gruppi jihadisti,

  1. Coinvolgere la Cina, oltre la sua storica alleanza con il Pakistan, in una “Conferenza di Pace” insieme alla nuova NATO Est, che permetta una collaborazione tra l’Esercito di Liberazione Popolare di Pechino e organizzazioni multilaterali per la repressione del terrorismo jihadista (e non della semplice e ingenua “presa di Bin Laden”, come se fosse Geronimo o Alce Nero) insieme a Israele e ad altri Paesi islamici moderati. Come l’Egitto e la Giordania, per esempio, e il Marocco. Giocare a nascondino con Bin Laden nelle grotte del Waziristan del Nord non ha più molto senso. Probabilmente, per sapere dov’è basterebbe chiederlo all’ISI pakistano13. Se poi si pensa che il Pakistan è il più utile alleato della lotta USA contro i Taliban, allora il cerchio si chiude. Gli USA sono programmati, secondo i loro “locali” amici, a stare fermi e impantanati in Afghanistan il più a lungo possibile, per consumarne le forze, deridere la loro immagine mondiale, aggirarli comodamente da Sud e da Nord, dove il quadro strategico delle rivolte islamiste caucasiche nelle vecchie regioni sovietiche potrebbe acutizzarsi tra breve.

  2. Creare una rete di controllo NATO sulle linee e i territori di passaggio del jihad orientale nella sua congiunzione con quello mediorientale e europeo, naturalmente non con razzi e missili, che contro la strategia asimmetrica e povera del jihad di massa possono poco, ma di sensori e reti HUMINT affidabili, oltre ad un miglioramento dei controlli satellitari. Una early warning line dal centro dell’India e dal Kashmir verso il Mar Rosso e il Golfo Persico, fino alle coste degli Emirati e all’area saudita, verso le linee di comunicazione fino alla Siria e alla Striscia di Gaza a sud. Rifare, in termini di SIGINT e HUMINT di nuova concezione, la Via della Seta, ma al contrario.

1 Turkish Security Directorate Intelligence report on Al Qaeda, in www.intelligenceresearch.com area search
2 Indo-Israeli ties: the post-Arafat shift, www.pinr.com 2005, area search
3 V. China..Israeli relations worsening, in www.chinaconfidential.blogspot.com
4 Wasbir Hussain, Insurgency in India’s Northeast cross-border linkks an strategic alliances, in www.satp.org area search
5 B. Raman, Al qaeda and lashkar-e-taiba, South Asia Analysis Group, www.hvk.org area search
6 Ehsan Ahrari, jihadi groups, nuclear pakistan, and the new great game, Strategic Studies Institute, carlisle Barracks, August 2001
7 V. Michael Scheuer, Central Asia in Al qaeda’s vision of the Anti-American Jihad, 1979-2006 www.silkroadstudies.org in
8 Matein Khalid, The Great game, KGB and Pakistan, Khaleej Times ondine, 11 July 2007, www.khaleejtimes.com
9 V. Peter Bergen, Holy War Inc, inside the secret world of
Osama Bin laden, NY, Free Press 2001
10 V. Marco Giaconi, La Shangai Coopperation Organization, in “Affari Esteri”, n. 156, 2007
11 The Afghan Trap, Gérard Pince in www.galliawatch.blogspot.com
12 Alan Cullison, Inside Al Qaeda’s Hard Drive, “The Atlantic”, September 2004, www.theatlantic.com area search
13 REUTERS, Report: Pakistan’s ISI warning Al qaeda of pendine US airstrikes, in www.weaselzippers.net, July 31, 2008
Ultimo aggiornamento ( sabato 25 aprile 2009 )
 

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